Le parti seguenti trattano argomenti comuni al Trapianto di Rene, al Trapianto di Pancreas e di Isole di Langerhans.

Le caratteristiche del Donatore di Rene

In base alla legge italiana è possibile procedere a trapianto di rene proveniente da donatore cadavere o da donatore vivente

DONATORE VIVENTE
La Legge 26 giugno 1967, n. 458 (GU 27/6/1967, n. 160), indica che il trapianto di rene da donatore vivente è lecito, in deroga all’articolo 5 del Codice Civile, nei casi in cui sia l’unica alternativa terapeutica. Tale deroga è concessa ai genitori, ai figli, ai fratelli germani o non germani del paziente che siano maggiorenni, purché siano rispettate le modalità previste dalla presente legge. Solo nel caso che il paziente non abbia i consanguinei di cui al precedente comma o nessuno di essi sia idoneo o disponibile, la deroga può essere consentita anche per altri parenti e per donatori estranei.
Il soggetto candidato alla donazione di rene verrà sottoposto a plurimi accertamenti clinici al fine di valutare l’effettiva idoneità alla nefrectomia, con l’intento di escludere che il donatore possa avere alcun nocumento dalla donazione del rene.

DONATORE CADAVERE
Attualmente, secondo la legge italiana, vengono riconosciuti come potenziali donatori tutti i soggetti che vadano incontro a morte accertata con criteri neurologici (Heart-beating donor: donatore a cuore battente) o cardiaci (Non –Heart- beating donor: donatore a cuore fermo).
Per i riceventi adulti di trapianto di rene vengono distinte 2 categorie di donatore cadavere:

• Donatore “standard”
: soggetto di età compresa tra i 18 ed i 70 anni che non presenta, dalla raccolta anamnestica (storia clinica) e dagli esami effettuati, patologie di rilievo

• Donatore “a criteri estesi”
: soggetto o di età superiore a 70 anni o portatore di una delle seguenti condizioni (diabete mellito in trattamento dietetico o ipoglicemizzante orale, ipertensione arteriosa pluritrattata, proteinuria> 1gr/24 ore).

Nel donatore “standard” dopo il prelievo dell’organo ed in assenza di controindicazioni chirurgiche macroscopiche si procederà al trapianto.

Nel caso del donatore “a criteri estesi”, al fine di meglio comprendere l’idoneità dell’organo al trapianto, si procederà con una biopsia dello stesso effettuata su banco operatorio e si provvederà a mettere gli organi prelevati in una macchina di perfusione.
L’integrazione dei dati ottenuti dalla biopsia e dalla macchina di perfusione consentiranno di definire la “qualità” del rene come segue:

• Rene “standard”: i due reni verranno destinati a 2 riceventi diversi
• Rene “marginale”: i due reni verranno trapiantati nello stesso ricevente selezionato da una lista specifica
• Rene “non idoneo”: i due reni non potranno essere trapiantati

Al momento dell’inserimento in lista le chiederemo di firmare un consenso informato scegliendo l’adesione ai diversi programmi.

Rischio di Trasmissione di Malattie dal Donatore

La valutazione di idoneità del donatore di organi e tessuti è finalizzata a ridurre al minimo il rischio di trasmissione di malattie dal donatore al ricevente in seguito al trapianto.
L’espressione “ridurre al minimo” implica che il rischio zero non può esistere nelle condizioni in cui i processi di donazione e di trapianto avvengono; l’esperienza negli anni indica che il rischio residuo (di trasmissione di qualche malattia dal donatore al ricevente) è molto basso, 1 su alcune migliaia di donazioni.
Le malattie trasmissibili con il trapianto da donatore a ricevente possono essere di due tipi: infettive e neoplastiche.
Il rischio potenzialmente interessa tutti i donatori, anche se alcune caratteristiche del donatore possono condizionare un rischio maggiore.
Tale valutazione della categoria di donatore è sempre eseguita collegialmente in tutti i centri Italiani dai sanitari coinvolti nelle attività di prelievo e trapianto in collaborazione con il rispettivo Centro regionale per i Trapianti e con la struttura operativa del Centro Nazionale Trapianti.
Secondo quanto previsto dalla normativa vigente, il processo di valutazione d’idoneità segue l’apposito schema e le raccomandazioni emanate dal Centro Nazionale Trapianti.
Tale schema prevede che venga raccolta attentamente la storia personale e familiare del donatore e che vengano eseguiti gli esami di laboratorio e strumentali (come ecografia, esami radiografici, biopsie, ecc.) ritenuti necessari dai medici responsabili per escludere la presenza di fattori di rischio, ed in aggiunta alle indagini che possono essere effettuate nel corso del prelievo degli organi.
In base a questo processo i potenziali donatori di organi possono essere giudicati idonei alla donazione senza rischi ipotizzabili o prevedibili (e che pertanto vengono definiti donatori con rischio “standard”) oppure non idonei quando risultano portatori accertati o fortemente sospetti di malattia potenzialmente trasmissibile.
Vi sono, tuttavia, una serie di condizioni per le quali il rischio non è completamente assente ma non è nemmeno tale da indurre a escludere a priori la possibilità di utilizzo (del tutto o in parte) degli organi di quel donatore.
In quest’area si collocano una serie di condizioni e di situazioni che sono state esplorate nel corso degli ultimi 10 anni in vari paesi stranieri e dallo stesso Centro Nazionale Trapianti attraverso l’adozione di specifici protocolli di osservazione (donatori con patologie infettive batteriche e virali) e di linee guida (donatori con patologia neoplastica, donatori con dati anamnestici che rendono possibile o probabile la trasmissione di patologie infettive, anche se non identificate o identificabili solo al momento del prelievo degli organi).
Questi studi hanno consentito di raccogliere informazioni in merito all’esito dei trapianti eseguiti con organi provenienti da tali donatori a rischio non standard.
L’esperienza condotta in questi dieci anni con questa tipologia di donatori (che si possono definire idonei ma con rischio “non standard”) ha consentito di dimostrare che, ove si rispettino le prescrizioni contenute nei protocolli e nelle linee guida adottati dal Centro Nazionale Trapianti, l’andamento dei trapianti da tali donatori non è diverso da quello da donatori a rischio standard.
Per questi motivi è possibile oggi estendere nella pratica routinaria l’utilizzo di questi donatori, seppure mantenendo, ove indicate, una serie di restrizioni o di raccomandazioni che sono state applicate in questi dieci anni.
Secondo le raccomandazioni del Centro Nazionale trapianti è possibile pertanto distinguere i seguenti profili di rischio dei donatori di organi:
• idoneo in assenza di elementi noti che comportino un rischio di trasmissione di patologia oppure in presenza di fattori di rischio noti che non impediscono l’utilizzo degli organi a scopo di trapianto ma che implicano restrizioni nella selezione dei riceventi o il rispetto di alcune raccomandazioni;
• non idoneo in presenza di fattori che invece comportano un rischio inaccettabile di trasmissione di patologia tra donatore e ricevente

La classe di rischio di un donatore potrà essere pertanto essere definita come segue:

A - DONATORE STANDARD
In questa classe di rischio rientrano tutti quei donatori per i quali dal processo di valutazione non emergono fattori di rischio per malattie trasmissibili.

B - DONATORE IDONEO NON STANDARD
B.1 con rischio trascurabile
Rientrano in questo livello di rischio non standard i casi in cui sono presenti dei fattori di rischio nel donatore ma tali fattori non implicano alcuna restrizione nella selezione dei riceventi in quanto non sono tali da determinare insorgenza di patologia o un aumentato rischio di insuccesso del trapianto e/o di mortalità del ricevente.

B.2 con rischio accettabile
Rientrano in quest’ambito i casi in cui, sebbene il processo di valutazione evidenzi la presenza di agenti patogeni o patologie trasmissibili, l’utilizzo degli organi di questi donatori è giustificato dal fatto che, a patto di rispettare determinate restrizioni o raccomandazioni, ciò non comporta alcuna variazione della probabilità di successo del trapianto e/o della sopravvivenza del paziente; inoltre questi organi possono essere utilizzati in riceventi la cui particolare condizione clinica rende il rischio del non trapianto sensibilmente superiore rispetto al rischio del trapianto. In questi casi il profilo specifico di rischio viene valutato comparando il rischio intrinseco del donatore, il tipo di organo o organi donati con i relativi rischi e le caratteristiche cliniche del ricevente. Nell ‘ambito del trapianto di isole non è previsto che gli organi derivino da donatori con rischio accettabile (punto B.2)

Assegnazione degli Organi

L’assegnazione degli organi avviene principalmente in base alle caratteristiche del gruppo sanguigno (A,B,O) e del sistema maggiore di istocompatibilità (HLA). Il tempo di attesa in lista non è prevedibile e dipende solo dalla disponibilità di organi compatibili. Il nostro Istituto è affiliato al Nord Italia Transplant (NITp), Centro di riferimento con sede presso l’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano che coordina il reperimento degli organi e la loro successiva assegnazione.

Un fattore che può rendere più lungo il periodo d’attesa è la presenza, nel ricevente, di anticorpi linfocitotossici (detti anche “anti-donatore”) che rende difficile trovare organi compatibili. Questi anticorpi si possono formare in chi ha ricevuto trasfusioni, nelle donne dopo la gravidanza o in pazienti che hanno ricevuto un trapianto in precedenza.
Una volta identificati gli organi ed il possibile ricevente si esegue un ultimo test che si chiama Cross Match. Questo test permette di identificare, prima di effettuare l’intervento, la presenza nel ricevente di anticorpi contro l’organo da trapiantare. Un Cross Match positivo indica la presenza di tali anticorpi e quindi un rischio elevatissimo di rigetto: il trapianto non si può fare.

Durante il periodo di attesa del trapianto è necessario inviare al Nitp un campione di siero che verrà utilizzato per valutare la presenza di anticorpi ed eseguire, ogni volta che si presenta l’opportunità di una donazione compatibile, il Cross Match.

Il Momento della Chiamata

Nel momento in cui sarà disponibile un organo, il paziente verrà convocato presso il nostro Istituto. In genere è disponibile un breve periodo di tempo, alcune ore, per poter arrivare. É pertanto necessario che sia reperibile telefonicamente in qualsiasi momento, segnalando al nostro Centro tutti i numeri telefonici ai quali essere contattato.
Poiché alcuni accertamenti (per es. il Cross Match) così come la preparazione dell’organo avvengono in un breve periodo di tempo, può accadere che il paziente venga allertato per un possibile trapianto od addirittura convocato in Ospedale prima che tali operazioni siano concluse: se da tali esami o procedure dovessero emergere problemi, il paziente verrà rinviato al domicilio e richiamato non appena saranno disponibili altri organi compatibili.

All’ arrivo presso il San Raffaele inizierà la “preparazione” all’intervento, che consiste nell’eseguire esami del sangue pre-intervento, un elettrocardiogramma ed una radiografia del torace. Saranno poi eseguite la visita chirurgica ed anestesiologica. Queste ultime non saranno necessarie nel caso di trapianto di isole.
Se gli accertamenti eseguiti non rileveranno problemi clinici, al paziente verrà richiesto di firmare il consenso all’intervento ed alla anestesia e verrà avviato alla sala operatoria.
Segnaliamo che durante l’intervento potrebbe essere necessario, in caso di sanguinamento, somministrare delle trasfusioni. Per tale ragione dovrà essere preventivamente firmato il consenso informato alla eventuale trasfusione di sangue.



Donazioni

Campagna adesioni 2013

OSR Trapianti è un progetto senza fini di lucro nato per finanziare le attività a sostegno del progetto di ricerca dell’unità trapianti del Dott.Secchi, sono gradite donazioni spontanee da privati ed aziende. Aiutaci, con un piccolo contributo, donando via bonifico.
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