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Diabete: ossa meno fragili dopo trapianto del pancreas

Forse non tutti sanno che esiste una correlazione - probabilmente dovuta alla carenza di insulina – tra diabete di tipo 1 e fragilità ossea. Ne consegue che una persona con diabete andrà maggiormente incontro a rischio di frattura rispetto al resto della popolazione. Se per questa popolazione il trapianto di pancreas consente di ripristinare la fisiologica produzione di insulina, questa operazione potrebbe avere un effetto benefico anche sulla salute delle ossa?

Gli effetti del trapianto di pancreas sul rischio di frattura non sono noti, quindi uno studio ha deciso di indagare. “Obiettivo del nostro studio – spiega la dottoressa Caterina Conte, giovane della Società Italiana di Diabetologia (SID) dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano – è stato quello di valutare se il ripristino della secrezione insulinica, mediante trapianto di pancreas, riduca il rischio di frattura nelle persone con diabete di tipo 1 e normale funzione renale”. A questo proposito, gli autori dello studio hanno analizzato i dati relativi alle persone con diabete di tipo 1 sottoposte a trapianto di pancreas presso l’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano dal 2004 al 2017, registrando le fratture riportate nella documentazione clinica e dai pazienti stessi, e visionando le radiografie del torace per individuare eventuali fratture vertebrali. Trentotto pazienti avevano dati disponibili per le analisi e hanno acconsentito a partecipare allo studio. 17 di loro avevano riportato almeno una frattura - qualsiasi frattura tranne cranio, mani, piedi o vertebre - e di questi solo 4 si erano fratturati dopo il trapianto di pancreas. Le fratture vertebrali sono state diagnosticate in 13 pazienti al momento del trapianto, e a solo 3 di loro è stata diagnosticata una ulteriore nuova frattura dopo il trapianto.

“È possibile dunque – commenta la dottoressa Conte – che il ripristino della fisiologica produzione di insulina mediante trapianto di pancreas riduca la fragilità ossea e il rischio di fratture nelle persone con diabete di tipo 1. Prima della nostra ricerca, solo un altro studio aveva valutato l’effetto del ripristino della secrezione insulinica sul rischio di frattura, confrontando il trapianto di rene-pancreas con quello di solo rene in persone con diabete di tipo 1; lo studio aveva evidenziato un minor rischio di frattura nelle persone con trapianto di rene-pancreas, rispetto al trapianto di solo rene. Tuttavia, le persone sottoposte a trapianto di rene o rene-pancreas oltre al diabete sono affette da insufficienza renale, che di per sé è causa di fragilità ossea. Con il nostro studio abbiamo valutato in maniera più precisa e per la prima volta l’effetto della guarigione dal diabete mediante trapianto di pancreas sul rischio di frattura”. “Questo lavoro – commenta il professor Antonio Secchi dell’Università Vita-Salute San Raffaele – conferma l’elevato rischio di frattura nelle persone con diabete di tipo 1.

Il trapianto di pancreas potrebbe avere un effetto positivo sulla salute dell’osso, in particolare sul rischio di fratture vertebrali. Infatti, nonostante l’elevato numero di pazienti con fratture vertebrali al momento del trapianto (un fattore di rischio per lo sviluppo di altre fratture di questo tipo), sono pochi quelli ai quali ne è stata diagnosticata un’altra, dopo il trapianto”.

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Progetto dell’unita’ di Medicina dei Trapianti

Ospedale San Raffaele
Il progetto, iniziato nel 2013, raggiunta nel 2018 la certificazione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità come Facility autorizzata agli studi di Fase 1, si estende e si allarga nel 2019.

La Mission della medicina dei trapianti, sostenuta dall’Associazione Amici di Martina, da UTE La Filanda e da una serie di aziende “amiche” è la cura definitiva di insufficienza renale e diabete insulino-dipendente, attraverso la soluzione del trapianto: trapianto di rene, trapianto di pancreas, trapianto di isole.

Se l’obiettivo clinico dell’Unità è poter proporre queste procedure al maggior numero possibile di pazienti, l’obiettivo dell’attività di ricerca è quello di migliorare al massimo il rapporto rischio/benefici di questi trapianti, attraverso il miglioramento dei risultati clinici e la riduzione degli effetti collaterali che procedure complesse come queste possono comportare.
Più linee di ricerca sono finalizzate a questo scopo approfondisci >>.

IL MOTTO RIMANE: non c’è cura senza ricerca.

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Quando nacque il Sito OSR Trapianti il primo intento fu quello di rendere pubblica la nostra attività clinica e di ricerca relativa al trapianto di rene, spinti, in primis, dai nostri pazienti che si erano rivolti a noi per questa procedura terapeutica. Abbiamo di recente deciso di allargare le informazioni del sito e la richiesta di supporto ai nostri pazienti ad aree che già in precedenza ci caratterizzavano.

È la nostra storia passata a renderci in qualche modo diversi da altre realtà italiane e straniere.

L’attività di trapianto al San Raffaele nasce dalla collaborazione di due luminari: un internista, il Prof Guido Pozza, e un chirurgo, il Prof Valerio Di Carlo, negli anni 70.

A quell’epoca l’idea fu di trattare una patologia internistica, il diabete e le sue complicanze, con approcci chirurgici, il trapianto di pancreas ed il trapianto di rene e pancreas.

Nel 1981 iniziamo una fruttuosa collaborazione, durata 15 anni, con il primo centro europeo impegnato nel trapianto di pancreas a favore dei pazienti diabetici: l’Hôpital Édouard Herriot di Lione, guidato da Jules Traeger e da Max Dubernard.

Nel 1985 il primo trapianto di pancreas al San Raffaele, uno dei primi in Italia.

Sempre per trattare il diabete e sempre grazie alla collaborazione tra internisti e chirurghi, in primis il Prof Camillo Ricordi, nel 1989 eseguiamo il primo trapianto di isole del Langerhans, uno dei primi al mondo.

Le competenze nefrologiche si arricchiscono in seguito con l’apertura della Divisione di Nefrologia diretta dal Prof. Giuseppe Bianchi, con l’offerta del trapianto di rene a pazienti con insufficienza renale dovuta non solo al diabete, ma anche a tutte le altre patologie renali.

Nel nostro DNA ci sono quindi il Trapianto come cura definitiva dell’insufficienza d’organo cronica, la Medicina Interna, come visione e presa in carico del paziente nella sua complessità, e la Ricerca, condizione indispensabile per il miglioramento delle cure a favore dei pazienti.

trapianto di rene tra viventi


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