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Rete trapiantologica italiana, festeggia i suoi primi vent’anni di attività.

Gli Stati generali sono stati l'occasione per celebrare i vent'anni di vita della Rete nazionale, nata con l'approvazione della legge 91 del 1999 che ha istituito il Centro nazionale trapianti, uniformando il sistema fra tutte le regioni italiane e creando il sistema informativo per poter registrare già in vita le dichiarazioni di volontà alla donazione.

L'approvazione di quello storico provvedimento impresse una svolta decisiva grazie alla quale l’Italia è passata dall'essere un Paese di emigranti del trapianto a eccellenza riconosciuta a livello mondiale.

A parlare sono i numeri: l'attività di donazione è praticamente raddoppiata (+94%); mentre i trapianti sono cresciuti del 58%. Nel 1998 le liste d'attesa includevano 13mila pazienti, mentre ora sono meno di 9mila, e complessivamente sono diminuiti i tempi medi di attesa per un trapianto: nel caso del rene, l'organo più trapiantato, oggi un paziente aspetta in media 24 mesi contro i 36 del 2002.

Anche l'attività del trapianto di cellule staminali emopoietiche ha segnato una crescita esponenziale: i donatori al registro IBMDR sono aumentati del 132% e il numero di trapianti da donatori volontari non consanguinei è passato dai
133 del 1999 agli 848 del 2018, e hanno superato complessivamente quota 10mila.
Molti i temi al centro dei lavori della tre giorni scientifica: i programmi di allocazione degli organi, la trasparenza e l’equità del sistema, il sistema logistico dei trasporti di equipe e organi, le strategie di incremento dei prelievi da donatore vivente e il consolidamento di innovazioni come la donazione a cuore fermo e la perfusione degli organi, ma anche l’utilizzo di nuovi farmaci e l’acquisizione di nuove conoscenze per l’utilizzo di donatori fino a poco tempo fa considerati non idonei per l’elevato rischio di trasmissione al ricevente di malattie infettive o neoplastiche:
"In questo settore stiamo assistendo a una importante evoluzione dei processi, delle pratiche cliniche e degli assetti organizzativi", spiega il direttore del Cnt Massimo Cardillo.

Si èparlato anche di comunicazione con le famiglie e i pazienti, di corretta informazione verso media e cittadini e delle problematiche collegate al trapianto di midollo e alla donazione di gameti eterologhi.
Il ventennale della Rete è arrivato in un momento di ottima salute per il sistema. L’attività italiana è in aumento: il trend di crescita delle donazioni nel periodo 2014- 2018 si è attestato al 24,4%, e da gennaio a ottobre 2019 sono stati realizzati 69 trapianti in più rispetto allo stesso periodo del 2018 e le dichiarazioni di volontà registrate sono oltre 6,5 milioni, di cui oltre 2 milioni raccolte solo negli ultimi 10 mesi.

Il 2019 è stato un anno positivo anche sotto il profilo dell'attività chirurgica: a Padova è stato realizzato il primo trapianto di fegato al mondo su un paziente con metastasi epatiche inoperabili con rimozione successiva del fegato malato; al Policlinico di Milano, grazie a tecniche di perfusione e ricondizionamento, è stato possibile conservare un polmone per oltre 30 ore in attesa di poterlo trapiantare in un paziente affetto da fibrosi cistica: anche questo un record mondiale; al San Camillo di Roma è avvenuto il primo trapianto di fegato al mondo su una paziente con metastasi epatiche da carcinoma mammario; alle Molinette di Torino c'è stato il trapianto combinato di quattro organi sullo stesso paziente, prima volta in Europa e seconda al mondo; al Rizzoli di Bologna è stato realizzato il primo trapianto al mondo di vertebre umane.

In conclusione un appuntamento per festeggiare i successi della Rete Trapiantologica italiana ma che da qui convintamente ha voluto lanciare le nuove sfide per il futuro.

Progetto dell'unità di Medicina dei Trapianti

Ospedale San Raffaele
Il progetto, iniziato nel 2013, raggiunta nel 2018 la certificazione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità come Facility autorizzata agli studi di Fase 1, si estende e si allarga nel 2019.

La Mission della medicina dei trapianti, sostenuta dall’Associazione Amici di Martina, da UTE La Filanda e da una serie di aziende “amiche” è la cura definitiva di insufficienza renale e diabete insulino-dipendente, attraverso la soluzione del trapianto: trapianto di rene, trapianto di pancreas, trapianto di isole.

Se l’obiettivo clinico dell’Unità è poter proporre queste procedure al maggior numero possibile di pazienti, l’obiettivo dell’attività di ricerca è quello di migliorare al massimo il rapporto rischio/benefici di questi trapianti, attraverso il miglioramento dei risultati clinici e la riduzione degli effetti collaterali che procedure complesse come queste possono comportare.
Più linee di ricerca sono finalizzate a questo scopo approfondisci >>.

IL MOTTO RIMANE: non c’è cura senza ricerca.


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Quando nacque il Sito OSR Trapianti il primo intento fu quello di rendere pubblica la nostra attività clinica e di ricerca relativa al trapianto di rene, spinti, in primis, dai nostri pazienti che si erano rivolti a noi per questa procedura terapeutica. Abbiamo di recente deciso di allargare le informazioni del sito e la richiesta di supporto ai nostri pazienti ad aree che già in precedenza ci caratterizzavano.

È la nostra storia passata a renderci in qualche modo diversi da altre realtà italiane e straniere.

L’attività di trapianto al San Raffaele nasce dalla collaborazione di due luminari: un internista, il Prof Guido Pozza, e un chirurgo, il Prof Valerio Di Carlo, negli anni 70.

A quell’epoca l’idea fu di trattare una patologia internistica, il diabete e le sue complicanze, con approcci chirurgici, il trapianto di pancreas ed il trapianto di rene e pancreas.

Nel 1981 iniziamo una fruttuosa collaborazione, durata 15 anni, con il primo centro europeo impegnato nel trapianto di pancreas a favore dei pazienti diabetici: l’Hôpital Édouard Herriot di Lione, guidato da Jules Traeger e da Max Dubernard.

Nel 1985 il primo trapianto di pancreas al San Raffaele, uno dei primi in Italia.

Sempre per trattare il diabete e sempre grazie alla collaborazione tra internisti e chirurghi, in primis il Prof Camillo Ricordi, nel 1989 eseguiamo il primo trapianto di isole del Langerhans, uno dei primi al mondo.

Le competenze nefrologiche si arricchiscono in seguito con l’apertura della Divisione di Nefrologia diretta dal Prof. Giuseppe Bianchi, con l’offerta del trapianto di rene a pazienti con insufficienza renale dovuta non solo al diabete, ma anche a tutte le altre patologie renali.

Nel nostro DNA ci sono quindi il Trapianto come cura definitiva dell’insufficienza d’organo cronica, la Medicina Interna, come visione e presa in carico del paziente nella sua complessità, e la Ricerca, condizione indispensabile per il miglioramento delle cure a favore dei pazienti.



trapianto di rene tra viventi


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Intervista al Prof. Secchi

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